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	<title>Ca&#039; RezzonicoFRANCESCO FONTEBASSO (1707-1769). L&#039;album dei disegni. Archivi | Ca&#039; Rezzonico</title>
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	<description>Museo del Settecento Veneziano</description>
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		<title>Francesco Fontebasso</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 10:46:08 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[FRANCESCO FONTEBASSO (1707-1769). L'album dei disegni.]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Francesco Fontebasso (Venezia, 1707-1769) è uno dei protagonisti della straordinaria stagione pittorica del Settecento veneziano [...]</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Francesco Fontebasso (Venezia, 1707-1769) </strong>è uno dei protagonisti della straordinaria stagione pittorica del Settecento veneziano: fa parte di quei <strong>“pittori viaggianti”</strong> che – dai Ricci a Pellegrini, da Rosalba a Tiepolo, da Canaletto a Bellotto &#8211; assicurano di nuovo all’arte della città un ruolo europeo.</p>
<p>Attivissimo frescante, abile decoratore, eccellente pittore, spazia dalle scene di vita quotidiana ai dipinti devozionali, dalle raffigurazioni storiche al ritratto, dimostrando altresì anche nella grafica grandi capacità  e padronanza delle più diverse tecniche. È un bravo disegnatore, particolarmente efficace nei cosiddetti <strong>disegni finiti</strong>, che &#8211; come si vede in questa bellissima serie &#8211; raggiungono, grazie anche all’acquerellatura, la compiutezza e l’autonomia di un dipinto.</p>
<p>La formazione di Fontebasso, <strong>nato nel 1707</strong> e figlio di un<em> biaccarol</em>, avviene nella <strong>bottega di Sebastiano Ricci</strong> &#8211; riferimento stabile per tutta la sua carriera- continuando poi  a  Roma all’Accademia di San Luca (1728) e a Bologna. Di queste fasi resta traccia  nell’ impronta classicheggiante, nel plasticismo corposo e nelle strutture prospettico-architettoniche della tradizione quadraturistica emiliana che resteranno costanti nella sua produzione. Tornato a Venezia, si lascia conquistare dal piglio impetuoso e dai violenti effetti chiaroscurali del giovane <strong>Giambattista Tiepolo</strong>. Inizia lavorando su <strong>temi religiosi per i Manin</strong>, prima nella cappella della villa di Passariano (1732) e quindi a Venezia nella chiesa dei Gesuiti, ove realizza due scomparti del soffitto con <em>Elia rapito in cielo</em> e <em>Gli angeli appaiono ad Abramo</em> (1734), in cui è evidente l’influenza tiepolesca.</p>
<p>Nella primavera del <strong>1736,</strong> poco dopo le nozze con Angela Maria Belli, riceve  la <strong>prima importante commissione fuori Venezia</strong>, per decorazioni a fresco nella chiesa della SS. Annunziata a Trento. A quest’epoca si può far risalire anche la vivace lunetta con <em>L’apoteosi di Venezia, </em>esposta qui a Ca’ Rezzonico (nella piccola stanza &#8211; adiacente questa in cui è allestita la mostra- che immette alle sale dedicate agli affreschi di Giandomenico Tiepolo dalla villa di Zianigo),  dove la Serenissima è raffigurata come un’elegante dama riccamente vestita che s’inchina alla Vergine con il bambino e a San Marco.</p>
<p>Dopo circa vent’anni, nel <strong>1759</strong>, otterrà <strong>a Trento un altro importante incarico</strong> per 19 tele ispirate al Vecchio e Nuovo Testamento destinate alla sala grande e al refettorio del Castello del Buon Consiglio. Ma il momento più felice della carriera di Fontebasso è quello della grande decorazione, quando, attorno <strong>alla metà del secolo</strong>, diventa, grazie anche alla lontananza o alla indisponibilità del Tiepolo, <strong>uno dei pittori più richiesti dalla nobiltà veneziana</strong>, in un periodo di grande fermento decorativo che sembra voler contrastare il tramonto della Serenissima. Per Francesco le commissioni si susseguono a ritmo incalzante:  i Duodo, i Bernardi, i Boldù, i Barbarigo, i Contarini si rivolgono a lui per inscenare gioiose composizioni nei soffitti delle loro dimore e nelle ville di campagna (è qui esposto al terzo piano, nella Pinacoteca Martini &#8211; che comprende ben dieci dipinti di Fontebasso &#8211; il vivace modello per il Trionfo tratto dalle <em>Storie di Aureliano </em>realizzato per la barchessa di Ca’ Zenobio a Santa Bona di Treviso).</p>
<p>Quasi nulla è rimasto invece dei lavori eseguiti a <strong>San Pietroburgo</strong>, dove Francesco è chiamato nella primavera del <strong>1761</strong> dall’imperatrice Elisabetta per decorare il <em>plafond</em> della  chiesa del Palazzo d’Inverno. Con il viaggio in Russia si chiude il periodo artisticamente più felice dell’attività dell’artista, anche se, al ritorno, i riconoscimenti ufficiali, come l’elezione alla Presidenza dell’Accademia (1768),  lo consacrano  tra i capofila della scuola veneziana.</p>
<p>La produzione degli <strong>ultimi anni</strong> presenta, infatti, forme più levigate, come nella serie di quattro tele della chiesa di San Francesco della Vigna (1765) in cui si avverte un <strong>irrigidimento stilistico</strong> teso ad immagini di fredda eleganza, ben lontane dalle precedenti creazioni di palpitante e tangibile concretezza .</p>
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